USA california, utah, arizona, nevada 1° parte

Arrivo a San Francisco. Giro nei parchi più belli dell’ovest tra California, Utah e Arizona: Sequoia National Park, Death Valley, Bryce Canyon, Antelope Canyon, Monument Valley, Grand Canyon. Ritorno passando da Las Vegas e partenza da Los Angeles.

agosto 2016

1° giorno

Partenza da Torino, con scalo a Francoforte. Rotta polare, vediamo la Groenlandia con qualche iceberg. Arrivo a San Francisco a sera tarda. Prendiamo il bart, per raggiungere l’albergo, nella centrale piazza.

2° giorno

Andiamo verso Sausalito con l’autobus. Attraversiamo il Golden Gate. Il tempo è piuttosto fresco, sui 10° e la punta dei piloni del ponte è coperta dalla nebbia.

Sausalito era un paese di pescatori, belle le case in legno sulla collina e il piccolo porto.
Riprendiamo il bus che ci porta vicino alle houseboats. Sono casette bellissime sull’acqua, tenute benissimo e piene di fiori. Prima nate come abitazioni per gli hippies, ora molto chic.

Torniamo in città per vedere il Golden Gate Park.
Museo di Herzog e De Meuron, bella la torretta che si torce. Giardino giapponese, in cui non entriamo. Il museo delle scienze di Renzo Piano è già chiuso ( e anche piuttosto caro, 35 $). Il parco ci delude un po’. Ci sono tantissimi homeless.
Riprendiamo il bus per andare ad Alamo Square e attraversiamo il bellissimo quartiere Height dove era nato il movimento del ’68, la Summer of Love e abitavano gli hippies. Case vittoriane in legno dai colori un po’ folli.
Verso Alamo Square ancora tantissime, splendide case vittoriane, qua dai colori pastello. Arriviamo alle famose Painted Ladies, caratteristiche perché sono 6 case uguali che si differenziano quasi solo per i colori.

3° giorno

Alle 9.30 abbiamo l’imbarco al Pier 33 per andare ad Alcatraz. Nebbia e vento freddo.
Arrivati prendiamo un’audioguida in italiano molto ben fatta. Avevamo visto da poco il film “Fuga da Alcatraz” e ci godiamo ancor di più la visita. La prigione è piuttosto impressionante. Sull’isoletta tanti uccelli marini.
Compriamo qua, al costo di 80 $, la tessera che ci permetterà di entrare in tutti i parchi nazionali.https://www.nps.gov/planyourvisit/passes.htm

Ritorno e Pier 39. E’ un luogo molto commerciale e affollato, ma per me bellissimo.

Siamo fortunati, perché non sempre si trovano anche ad agosto, e vediamo, con un sole meraviglioso che nel pomeriggio spazza via la nebbia, le otarie marine. Tante, lucide, sdraiate una sull’altra.

Mangiamo il gigantesco granchio Dungeness in un bellissimo ristorante sul porto.
Prendiamo i famosi cabble cars. Sembra veramente di essere in giostra e per lunghi percorsi è faticoso, ma comunque affascinante, restare in piedi attaccati alle barre.

Lombard Street, bellissima la vista e via caratteristica, anche se un po’ ce ne sfugge il senso…
Andiamo fino al financial district con i suoi grattacieli e al ritorno ci fermiamo a Chinatown. Molto kitsch e particolare. Mi piace molto, riusciamo anche a trovare la factory in cui fanno i biscotti della fortuna, piegandoli a mano, e li mangiamo ancora caldi.

Ottima cena alla Cheesecake factory, nel palazzo di Macy’s.

4° giorno

Lasciamo San Francisco e andiamo all’aeroporto, prendendo sempre il bart, a ritirare la macchina in affitto.
Inizia il viaggio on the road! Prendiamo la famosa Highway 1 che costeggia la costa e che purtroppo noi vedremo sempre con poco sole e la nebbia. il clima continua ad essere fresco. Ci fermiamo a Carmel by the sea, paese delizioso con le casette dei primi del ‘900 simili ai cottages inglesi e francesi, che sembrano uscite dalle favole, bellissimi negozi e la lunga spiaggia bianca. Negli anni ’80 era stato sindaco Clint Eastwood. Colibrì e macchine d’epoca. Andiamo a visitare la missione spagnola, la più antica della costa californiana, che deve essere bellissima, ma purtroppo è chiusa per un raduno di, appunto macchine d’epoca.

hdr

Partiamo per Fresno, attraversando paesaggi molto belli e sempre diversi. Colline brulle con querce da sughero e mucche nere, colline coperte da erba gialla, che sembrano la schiena di un cammello. Campi petroliferi al tramonto.

Il nostro primo motel che ci piace molto. In tutto il viaggio troveremo motel con le camere grandi, i letti comodi e le colazioni abbondanti con pan cakes o gauffres appena sfornati.

5° giorno

Prima di andare verso il Sequoia National Park attraversiamo Fresno. E’ molto carina, con bei palazzi Deco’. Dopo circa 1 h 1/2 arriviamo al centro visita del parco. Tutti i parchi che abbiamo visitato sono organizzati perfettamente, con centri visita attrezzati, rangers disponibili a spiegazioni e comodissimi servizi navetta che portano, senza dover usare la propria auto, nei punti più belli.
Iniziamo con il percorso del Generale Sherman. Le sequoie sono impressionanti, non solo per l’altezza, come mi sarei aspettata, ma soprattutto per le incredibili dimensioni del tronco degli esemplari più antichi, che sono tantissimi e hanno 1000-2000 anni. I boschi sembrano fatati, con le zampe di immensi animali di cui non vediamo la testa.
Saliamo sul Moro Rock ed esploriamo ancora il bosco. Scoiattoli e topolini tigrati.

Andiamo a dormire a Bakersfield in un motel. Per cenare chiediamo del centro, del downtown, ma ci guardano senza capire. Il centro non c’è, ci sono quartieri residenziali, con tante, belle case, sempre di legno, con giardinetti senza recinzioni e sistemi d’allarme ben pubblicizzati e ristoranti sparsi per la cittadina.

6° giorno

Partenza per la Death Valley. Prendiamo un’altra strada rispetto a quella consigliata, la route 178, ci allunga abbastanza il giro però è bellissima. Paesaggi roccioso, Isabella Lake e Joshua trees. Mangiamo un panino in un posto che sembra uscito dal film Cars, deposito di auto anni ’50 e un vecchio, piccolissimo parco giochi abbandonato. Quasi tutti i posti sembrano usciti da un film, un telefilm o un cartone animato…

Il paesaggio diventa sempre più arido. Arriviamo nella Death Valley con 117° F, circa 47°C., nonostante il cielo sia un po’ coperto. C’è caldo come c’è scritto in tutte le guide che tanto mi avevano spaventato. Stove pipe Wells, facciamo una brevissima passeggiata sulle dune di sabbia.

Dormiamo nel ranch di Furnace Creek, una delle poche, se non l’unica oasi del parco. Fa comunque caldissimo, facciamo appena in tempo a fare un bagno in piscina, dove c’è l’acqua termale calda, ma sempre più fresca dell’esterno.
Alle 18 arriviamo a Zabrinskie Point, i colori sono bellissimi. Sembra di essere su un altro pianeta.


Ci sbrighiamo a percorrere l’Artist’s drive, una strada bellissima in mezzo a colline rocciose, per vedere l’Artist’s palette, delle conformazioni ricche di diversi minerali, molto colorate. Arriviamo che il sole è appena tramontato e i colori delle rocce non illiminate direttamente sono un po’ meno vividi.

Ceniamo nell’oasi di Furnace Creek, anche alla sera continua ad essere caldissimo.

7° giorno

Dante’s view. E’ un parte rialzata da cui si ha una visuale sulla Death valley. C’è un po’ di foschia, forse non vale la deviazione, soprattutto in previsione dei tanti km da fare oggi.
Passiamo appena sopra Las Vegas senza fermarci. Per raggiungere il Bryce Canyon passiamo dalla route 9 che attraversa lo Zion, non pagando perché compreso nella tessera dei parchi. Lasciamo la California ed entriamo nello Utah. La strada è meravigliosa. Roccia rossa, stratificata in sottili lamelle. In alcuni punti somiglia alla famosa The wave. Contrasto col verde acceso degli alberi. Cervi (della specie Helk o deer mule) che attraversano la strada.

Arriviamo alla sera ad Hatch, appena in tempo per cenare, qua alle 20.30 la cucina chiude. Sia all’albergo che al ristorante sono molto accoglienti, così come in tutto il nostro viaggio. Un valore aggiunto ai posti meravigliosi è stato anche la gentilezza e la simpatia delle persone, dai paesi più piccoli alle città.
Siamo in una zona a prevalenza mormone e ci troviamo a quasi 1900 m di altitudine, che ci dà fastidio, venendo al mattino dai -100 m della Death Valley.

8° giorno

Bryce Canyon. Mormone era anche Ebenezer Bryce che si augurava di non perdere mai le sue mucche nel canyon che da lui prende il nome. Dal centro visite la navetta ci porta al Bryce inspiration da cui si vede tutto l’anfiteatro. E’ impressionante e stupendo.

Facciamo un trekking dal Sunrise al Sunset point e vediamo dal basso gli alti pinnacoli rossi, gli hoodoos. Vale assolutamente la fatica.

Lodges meravigliosi sparsi nel bosco. Vediamo anche, su indicazione di un rangers, i cani della prateria.

Ci dirigiamo verso Page, pensiamo di passare da un altro parco, il Great Escalante, ma non sarà una bella scelta perché solo dopo un’ora scopriremo che la strada è chiusa. Il viaggio si allunga di 2 ore e arriviamo a sera a Page.

9° giorno

Siamo in Arizona, ma nella zona della Riserva Indiana, uno stato nello stato. Tutto il paese è praticamente indiano, probabilmente Navajo. Avevamo prenotato da casa (molti mesi prima) un tour, il Ken’s tour, nel Lower Antelope Canyon, dove è consigliato andare verso le 12, quando il sole è perpendicolare. E’ infatti una fenditura nel terreno, uno slot canyon e se la luce non arriva con la giusta inclinazione resta buio. Siamo fortunati, c’è il sole e va in scena la meraviglia.

Al pomeriggio andiamo alla ricerca dell’Horse shoe bend. Dopo una deviazione sbagliata indicata dal navigatore ( ci insabbiamo e, dietro lauto pagamento, un indiano di passaggio ci traina fuori), arriviamo al punto, uno strapiombo con una vista impressionante su un’ansa del fiume Colorado.

Facciamo un po’ di spesa. I supermercati sono immensi, con reparti di surgelati infiniti.
Page non è molto grande, ma ha quasi una decina di chiese di diverse confessioni religiose tutte in fila.

9° giorno

Il tempo non è molto bello, facciamo una crociera sul Lake Powell, un immenso bacino idrografico artificiale ottenuto allagando un canyon con l’acqua del Colorado. E’ abbastanza bella ma il tempo non fa risaltare i colori delle rocce ed è piuttosto caro (50 $ a testa).

Andiamo verso Kayenta, spostamento non troppo impegnativo. Cena molto buona al messicano Amigo Cafe.


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