marsiglia: profumo di sapone, tajine, pastis e l’incessante mistral

4 giorni a Marsiglia, in giro per la città, il Vecchio porto, i quartieri rinnovati, le chiese neobizantine e il magico arcipelago delle isole Frioul.

aprile 2018

Questa era la storia di Marsiglia. La sua eternità. Un’utopia. L’unica utopia del mondo. Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno, con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri. Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire: «Ci sono. È casa mia»

‘Casino totale’, Jean-Claude Izzo

1° giorno

Passiamo da Briancon, in mezzo ad un bellissimo paesaggio ancora innevato. Sosta per un panino al Lago di Serre-Ponçon dove ci fermiamo di solito andando in Provenza ma lo troviamo prosciugato. E’ un lago artificiale e in mezzo è rimasta la piccola cappella di Saint Michel.

Arrivo a Marsiglia, il traffico è caotico, parcheggiamo la macchina in un parcheggio custodito dove la lasceremo tutto il tempo.

Le Panier, quartiere di piccole case, il più antico della città, restaurato e ripulito negli ultimi anni. Prima era pericoloso avventurarsi, abitavano lì i delinquenti dei romanzi di Jean Claude Izzo, adesso è molto tranquillo, pieno di negozietti caratteristici. Tanti bellissimi negozi di sapone.

Zona del porto vecchio, riqualificata da pochi anni, opere di architettura contemporanea, la tettoia a specchi di Norman Foster, il MuCEM museo delle civiltà d’Europa e del Mediterraneo di Rudy Ricciotti, che collega il vecchio forte Sain Jean ad un nuovo ampliamento.

Molto bella, semplice e spoglia, la chiesa di Saint Laurent, una delle più antiche della città. Ottimo apericena a Le Cafè du theatre, nelle vicinanze, dove mangiamo le panisses, le tipiche frittelle di farina di ceci.

2° giorno

Vorremmo andare a visitare l’arcipelago delle isole du Frioul e il castello d’If ma il mistral non dà tregua e non si può andare al castello, visto che non c’è un porto. Tenteremo domani.

Sainte Marie de la Major, in stile neo moresco e neo gotico, molto bella, mi piacciono soprattutto le parti Decò, dove si vede che è un’originale dei primi del ‘900.

Passeggiata lungo la Joliette, sui docks, in attesa di restauro, per ora non ci entusiasmano molto.

A pranzo tajine sucrèe, dolci marocchini e tè alla menta al ristorante Le souk sul Vieux port. La città è una commistione di elementi arabi e francesi, gli immigrati magrebini qua sono un quarto della popolazione.

Prendiamo il tram 60 per andare a vedere Sainte Marie de la Garde, lassù sulla collina da cui domina la città. Ancora stile neomoresco, colori, mosaici, bellissimi modellini di nave come ex voto.

Scendiamo a piedi, quartieri tranquilli e campi di petanque, un gioco simile alla bocce. Qua si beve pastis per l’aperitivo e a cena la bouillabaisse, la zuppa di pesce servita in 2 parti, prima il brodo e poi i pesci e crostacei che sono stati cotti dentro.

3° giorno

Ritentiamo il traghetto. Il mistral continua e decidiamo di rinunciare al castello ma di visitare le isole. L’arcipelago dista mezz’ora da Marsiglia ed è formato da If, su cui è costruito il castello, da un piccolo isolotto, il Tiboulen du Frioul e da due isole collegate artificialmente da una diga percorribile. Nella prima su cui sbarchiamo, l’ile de Pomègues, ci sono costruzioni moderne, qualche locale e numerosi sentieri che portano alle calanques e all’ospedale Caroline, del XIX secolo, su cui venivano portati i malati contagiosi.

le chateau d'If

le chateau d’If

L'ospedale Caroline

L’ospedale Caroline

case dell'isola di Pomègues

case dell’isola di Pomègues

L’altra isola, Ratonneau, è ancora più selvaggia, ci sono un piccolo forte, un faro e molti bunkers da cui si controllava il mare. Sono splendide e regalano bellissimi panorami. Fiori, mare cristallino, gabbiani che nidificano.

il faro di Ratonneau

il faro di Ratonneau

l'ile de Ratonneau

l’ile de Ratonneau

Abbiamo percorso circa 13 km.

4° giorno

Il cielo è coperto, non c’è la luce cristallina dei giorni scorsi, ma il vento non si placa.

Non andiamo a vedere il Parco Nazionale delle Calanques ma lo Stadio, le Velodrome. Le visite sono sospese in questo periodo o lo vediamo solo da fuori.

„Lo scopo dell’architettura è commuovere. L’emozione architettonica si verifica quando l’opera risuona dentro di noi in armonia con un universo alle cui leggi tributiamo obbedienza, fede e rispetto.“ Le Corbusier

Vicino a lì c’è L’Unitè d’Habitation di Le Corbusier. Un edificio in linea del 1952 che negli intenti dell’architetto doveva risolvere il problema del troppo utilizzo del suolo pubblico che invece, creando abitazioni ad alta densità abitativa, avrebbe potuto essere lasciato verde. L’edificio, patrimonio dell’Unesco, per me è splendido, il cemento ha una tinta calda e le pareti della facciata hanno mantenuto i colori originali. E’ un micromondo anni ’50. I negozi e il ristorante all’interno utilizzano i mobili disegnati da Le Corbusier, sul tetto piccole costruzioni e una piscina in cui giocano tanti bambini, negli appartamenti sono stati mantenuti gli armadietti in metallo, comunicanti con l’interno,  in cui veniva consegnato il latte fresco quando non c’era il frigorifero.

Per vedere l’appartamento storico, con gli arredi originali, avremmo dovuto prenotare la visita guidata.

http://www.inprovenza.it/cosa-fare/arte-e-cultura/abitare-dentro-un-utopia

le Modulor

le Modulor

il corridoio che porta agli appartamenti

il corridoio che porta agli appartamenti

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